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Simone Villa

designer

 

Proveniente dall’hinterland milanese, sono approdato a Verona nel 2001.

Nato come fashion designer, ispirato e  incoraggiato da mia nonna all’arte del cucito e stimolato alla sperimenazione dai miei docenti che vedevano nel mio futuro una sicura affermazione nel fashion system.

Diplomato presso l’istituto Marangoni di Milano, ho iniziato da subito a progettare ed auto realizzare una linea di abbigliamento femminile, progetto al di fuori degli schemi e delle tendenze del momento, presente sul mercato fino al 2006. Il mio percorso professionale mi ha portato ad interfacciarmi con nomi come Giorgio Corregiari, dove nelle vesti di suo assistente sono stato stimolato a dare libero sfogo a ricerca e creatività.

Successivamente ho collaborato con uno studio stilistico con sedi a Verona ed Hong Kong, luogo quest’ultimo dove ho avuto la possibilità di contaminare la mia visione dello “street wear”, una visione allargata dal confronto con le tante realtà di giovani ed alternativi designer presenti con le loro botteghe nei piccoli centri commerciali di questa frenetica metropoli.

La successiva parentesi lavorativa presso un’azienda del settore moda, di medie dimensioni, mi ha permesso di imparare a muovermi all’interno di un’organizzazione ben strutturata e parallelamente a rendermi conto di essere costretto a “sognare in bianco e nero”, mentre in me era sempre più pressante la necessità di tornare ad esprimersi “a colori” e con i materiali più disparati.

Ho quindi ricominciato a giocare con i colori ed i materiali tornando a vedere la “vita a colori” ed a credere che un sogno nel cassetto potesse divenire realtà.

Ho deciso di rimettermi in gioco, di partire con una nuova avventura professionale, di aprire uno “space” che oltre a fungere da laboratorio e negozio, potesse anche servire da luogo di ritrovo per gli amanti del “fare artigianale”. Spazio rimasto attivo fino a Novembre 2018, quando ha chiuso i battenti per lasciare spazio a nuovi stimoli e nuova linfa creativa.

Nel mio negozio la parola d’ordine era Fashion Revolution, ed è da qui la scelta di iniziare a lavorare nel sociale, puntando sul Made in Italy e sulla sostenibilità; dopo aver costruito rapporti interpersonali per anni, grazie al mio “incubatore di creatività”, fondati sul saper fare artigianale, non volevo farmi risucchiare dal fashion system.

Ho così cercato di trovare un mio spazio in un ambiente che fosse comunque orientato al prodotto ma che mettesse il focus sulla persona. Le sartorie sociali, ma non esclusivamente sartorie, sono proprio l’essenza di tutto ciò. Attualmente collaboro principalmente con una realtà che fa accessori partendo dal riuso dei materiali di scarto provenienti dalle realtà più disparate.

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